

Avevo già avuto modo, tempo, fa, di lamentarmi di un'esternazione scritta dall'attuale Papa circa l'ordine sociale odierno, e la dottrina relativa della Chiesa. La nuova enciclica rinnova le tematiche aggiustandosi in precisione ed in coraggio di denuncia: organismi internazionali governativi e non governativi conniventi con le condizioni mondiali di povertà, responsabilità internazionali eccetera eccetera: l'acqua calda per chiunque legga più che topolino insomma, ma fa sempre piacere vedere certe sedi sbilanciarsi in tal senso (almeno a me, fa piacere). Benedetto XVI, per la bellezza delle 127 pp. dell'edizione ufficiale, dà il meglio di sé sviscerando cose altrove appena accennate, rinnovando le fondamenta del suo pensiero ed articolando lo stesso attraverso molteplici punti di vista. Sebbene alla fine del quarto capitolo si legga che: "La verità e l'amore che essa dischiude non si possono produrre, si possono solo accogliere", purtuttavia l'impianto dell'intera lettera resta lo stesso di sempre, che suona più o meno come un "dio è necessario all'ordine sociale, perché senza dio non esistono valori attendibili". Non solo, così facendo, il Papa si pone in antitesi con la bimillenaria tradizione della Chiesa che professa invece che la sola ragione umana è sufficiente a percepire con esattezza il senso ultimo della Creazione, ma soprattutto non si spiega quale posto abbia nel suo pensiero la novità cristiana rispetto al decalogo ebraico: forse che un dio normativo non fosse sufficiente ad un discorso come il suo? Ed il mistero del Golgota? Che parte ha la Risurrezione in tutto questo snocciolare di problematiche sociali ed ipotesi risolutive?


E' stato un piacere rivederli, mi ha fatto tornare in mente gli stereotipi dei primi film "sul nostalgico" con Verdone. Gli assenti erano molti, ci contavamo in quindici quando, tra gruppo di origine, nuovi venuti e presto partiti, saremmo dovuti essere perlomeno una cinquantina. Qualcuno è oggi un alcolizzato, qualcuno oggi è un drogato, qualcun altro invece entrambe le cose. Una delle vecchie compagne ha dato forfait per un aperitivo tra colleghi, un'altra per via del proprio stato depressivo, un'altra ancora perché il nuovo status di signora mantenuta l'ha portata sopra queste piccinerie d'altri tempi. Molti degli assenti avevano motivi che potrebbero dirsi fùtili, per non essere dei nostri ieri sera, mentre altri, insomma, motivi che potrebbero dirsi più gravi: tutto sommato, preferisco i primi.
E' incredibile come anni ed esperienze non abbiano intaccato le dinamiche straconosciute tra le persone: non saprei dire se sia un dato assoluto o una circostanza che riguari solo noi, ma ero dodici anni e non sentirli, cioè sentirli addosso, ma non addosso al gruppo. Chi ingigantiva la realtà allora, lo faceva ieri sera; chi era ben voluto e tutto sommato comunque marginale al gruppo allora, lo era ieri. C'era il tipo patetico rimasto patetica, il miliardario divenuto tale con lo sport che, nonostante tutto, si esprimeva ancora con la stessa semplicità dei tempi delle scuole. Gli ambiziosi non so se siano rimasti tali, perché non c'erano.
Il tempo cambia davvero come si dice "le cose e le persone"? C'è davvero per noi la speranza concreta di un rinnovamento che trascenda ciò che l'abitudine legittimerebbe ad aspettarsi da quel singolo? Io e i miei vecchi compagni di classe siamo oggi persone nuove, rispetto ai ragazzini un po' sfigati che entrarono a scuola d'arte nel lontano '91, questo sì; siamo però non troppo diversi da coloro che ne uscirono nel '97. Possiamo credere, con una fede prossima alla certezza, che le vergate della vita sappiano educare il mulo cocciuto a dorso del quale proviamo ad attraversarla? Avrebbe senso scegliere o anche solo credere in sé stessi, se questo significasse credere a qualcosa sul genere della legge della gravitazione universale? Avrebbe senso abbandonare strade e prenderne di nuove, se anche gli errori non solo fossero inevitabili, ma addirittura ininfluenti? Chissà come si svilupperanno le nostre vite da questo punto a domani. Per ora qui vi lascio, o perlomeno annuncio una presenza sulla rete molto più sporadica di prima. Statemi bene.